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In Giappone viene chiamato Hasu, in India Renge o abbreviato come Fiore di Ren. Diffuso in tutto il mondo, il fiore di loto ha una simbologia molto antica, che cambia in base al paese in cui ci si trova.
La definizione più diffusa sul loto è quella della purezza e del mantenimento della proprio bellezza, nonostante sia un fiore che vive in acqua stagnante, con le radici affondate nel fango. Questa caratteristica viene usata come similitudine per definire una persona, che nonostante le avversità del mondo, rimane immacolata. Nella religione Buddhista il fiore di loto ha una forte simbologia, rappresenta l’integrità del corpo e della parola, l’elevazione spirituale dell’uomo virtuoso. Questo fiore nasce nel buio e nel fango, per poi arrivare in superficie pulito e aprire i suoi petali quando colpito dai raggi del sole e richiuderli una volta arrivato il buio. Uno dei testi fondamentali della religione Buddhista è il Sutra del Loto, parla della forza vitale universale che da origine e regola tutto ciò che esiste.

Gli spiriti del fiore di loto

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Hasu, un fiore di loto che si schiude alla luce

C’è una leggenda antica di duecento anni, che parla di un castello nel Kinai, territorio che attualmente si trova nel distretto di Kyoto e proprio qui ebbe inizio una devastante epidemia che si diffuse fino a Inumi, dove viveva il signore di Koriyama, che fu colpito dalla malattia assieme alla moglie e ai figli. Il popolo sotto il suo regno, era affranto dalla notizia e si riuniva intorno al castello pregando che il loro signore e la sua famiglia non morissero. Un giorno al castello si presentò un uomo dicendo di essere in grado di curare la terribile malattia. Tada Samon, il consigliere del signore di Koriyama, accolse lo straniero e appena lo vide capì che era uno yamabushi, cioè un eremita di montagna. L’uomo esordì dicendo che il castello non era protetto contro gli spiriti maligni e che la causa di quella malattia erano proprio loro. Per sopperire a questa piaga avrebbero dovuto piantare il fiore di loto tutto intorno al fossato, perchè un fiore sacro e puro, così da scacciare e proteggere la fortezza dalle presenze malvagie. Samon ascoltò con attenzione l’ospite e riferì tutto quanto al suo signore che diede il consenso affinché lo yamabushi agisse come meglio riteneva opportuno, per liberare lui e la sua famiglia dai tormenti della malattia. Il viandante allora purificò il suo corpo e pregò che lo spirito maligno sparisse, dopodiché diede istruzioni al popolo perchè aiutasse a ripulire e riempire nuovamente i fossati per poi piantarvi il loto. Lo yamabushi a quel punto scomparve nel nulla e i cittadini si sentirono pieni di energia e nel giro di poco tempo riuscirono a portare a termine le indicazione dello yamabushi. Dopo qualche settimana il signore di Koriyama e la sua famiglia ripresero appieno le forze, tutto il paese celebrò riti di ringraziamento e denominarono la fortezza Castello del Loto. Passarono gli anni e il signore di Koriyama morì di vecchiaia, lasciando il trono al figlio, che trascurò le piante di loto. Un giorno un samurai passava accanto al fossato e vide due bambini che giocavano sul bordo dell’acqua, quando l’uomo li chiamò per dirgli di stare attenti, i due si tuffarono nel fossato, scomparendo. Il samurai riportò ciò che aveva visto al nuovo regnante, così decisero di dragare i fossati, ma non trovarono nulla. Una sera un altro samurai, Murata Ippai, passava vicino al fossato e vide dei fanciulli giocare e schizzarsi con l’acqua. Immediatamente ripensò a quello che aveva già visto precedentemente un altro samurai e credendo che potevano essere dei kappa (spiriti), decise di attaccarli. Sguainò la katana e iniziò a colpirli, ma quando si fermò intorno a lui si era formata una nuvola di vapore da cui non vedeva nulla. Ippai decise così di attendere tutta la notte che la nebbia si diradasse, per scoprire chi o cosa aveva ucciso. Il mattino dopo però non trovò altro che gli steli del loto che spuntavano dall’acqua e i fiori caduti accanto a lui. Il samurai così capì di aver colpito a morte gli spiriti del loto, coloro che avevano salvato il suo signore e la sua famiglia. Sentendosi terribilmente in colpa decise di compiere harakiri, la cerimonia di suicidio dei samurai. I fiori continuarono a crescere sani e forti, ma non furono mai più visti gli spiriti del loto.

Tatuaggio

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Nana Osaki ha un “fiore di Ren” tatuato sul braccio

Come già detto all’inizio in Oriente, il fiore di loto ha un importante significato religioso, mentre in Occidente è molto diffuso tra i tatuaggi di genere giapponese. Viene ripreso il significato e la simbologia del loto, come accade spesso con la carpa Koi, anch’essa importante simbolo di rinascita a cui sono legate diverse leggende. Il fiore di loto rappresenta la purezza e la bellezza, nasce dal fango e nel buio degli stagni, crescendo verso la luce, finchè non raggiunge la superficie con i petali puliti e colorati, aprendosi alla luce del sole. La lotta contro le avversità e la rinascita dopo un lungo periodo buio, quando finalmente si vede la luce, questo è uno dei significati di questo tatuaggio. Viene anche chiamato fiore dell’Oblio, perchè una leggenda dice che chi ne inala il profumo si dimentichi tutto, perdendosi in se stesso. Sempre in Oriente si dice che le sirene avevano un fiore di loto tatuato sulla spalla, per questo molte persone scelgono questo particolare punto del corpo. Anche il colore del fiore può variare, assumendo diversi significati nella religione Buddhista: ad esempio il rosso è la compassione di Buddha, l’azzurro rappresenta l’intelligenza superiore, infatti spesso, il fiore di loto realizzato con questo colore è chiuso.
Ti piace il fiore di loto ed il suo significato? Hai qualche tatuaggio legato al Giappone?



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