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Tai “grosso” ko “tamburo”, è uno strumento di grande valore spirituale nel paese del Sol Levante, solitamente costruito in legno, il forte suono che diffonde quando viene percosso arriva oltre le nuvole, raggiungendo la dimora dei kami (divinità).

Con la parola taiko s’intendono tutti i tipi di tamburi giapponesi, esclusi quelli a clessidra chiamati tsuzumi. Le due forme più conosciute cono quelli grandi a barile e quelli cilindrici che vengono percossi con due bacchette, producendo il suono con ritmi diversi e svariate tonalità.

Origini

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La leggenda della dea del sole Amaterasu e della dea Ame No Uzume

La nascita del taiko in Giappone viene datata tra il VI e il VII secolo, nel periodo Kamakura, grazie al ritrovamento di una statuetta di argilla che riproduce un uomo con un tamburo. Il suono che viene riprodotto ricorda quello del battito del cuore, perché suonare il taiko dà gioia, aiuta a calmarsi e porta luce, per questo viene considerato il cuore della vita. Quando il musicista percuote il tamburo sembra che stia eseguendo una danza, infatti sono molti i movimenti e le gestualità a cui deve stare attento mentre suona. Il taiko veniva considerato la dimora degli spiriti e utilizzato durante i riti shintoisti, non solo, principalmente la percussione di questi tamburi era legata alla pratica militare, per mandare segnali da un avamposto ad un altro, per impartire ordini durante una battaglia o intimidire i nemici. Infatti i taiko venivano utilizzati soprattutto per scopi militari e successivamente anche durante i matsuri (feste tradizionali), come il Bon Festival, in cui si onorano gli spiriti degli antenati. Venivano anche usati per la riproduzione di musica religiosa durante cerimonie buddiste e shintoiste, infatti in passato, i suonatori di taiko erano solitamente dei piccoli gruppi di religiosi, oggigiorno invece chiunque può suonarli. Nella valle di Suwa il taiko viene usato per rendere omaggio alle divinità legate alla natura nei sacrari shintoisti, questo luogo è anche il centro di diversi miti legati a questi kami, grazie anche ai suoi paesaggi naturalistici. Anche nella storia del taiko si nasconde una leggenda e questa è una delle versioni più diffuse: la dea del sole Amaterasu stanca delle bravate del fratello Susanoo, il dio delle tempeste, decise di oltrepassare la porta dei cieli chiudendosela alle spalle e lasciando così il mondo nel buio più completo. Una giovane dea Ame No Uzume, che rappresenta lo spirito dell’alba, incitata dagli altri dei, rovesciò una botte di sake ed iniziò a ballarci sopra, battendo forte i piedi a un ritmo sempre più veloce, tanto da coinvolgere tutti gli altri dei che iniziarono a danzare battendo i piedi, creando così un forte rumore. Amaterasu incuriosita dai festeggiamenti guardò oltre la porta e vedendo gli dei così felici decise di tornare tra loro, donando di nuovo luce al mondo. Una versione simile della storia dice che Amaterasu si era rifugiata in una grotta e che la dea Ame No Uzume per riavere il sole, era andata a ballare davanti alla caverna, ma nella foga le caddero i vestiti e gli altri dei vedendola scoppiarono a ridere. Così incuriosita la dea del sole uscì dalla grotta avvolgendo di nuovo il mondo nella sua luce. Grazie a questa storia la dea Ame No Uzume viene anche considerata la patrona della musica e della danza.

Il taiko oggi

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Un’esibizione dei Masa Daiko al Festival dell’Oriente 2017

Dagli anni ’50 si è diffusa sempre di più l’idea di utilizzare i taiko come strumenti musicali, durante le feste come intrattenimento o nei rituali, rispettando le antiche tradizioni. I giapponesi sono molto legati alla natura e considerano la musica ancora più bella se prodotta attraverso gli elementi della stessa, come il legno della struttura del taiko. Riproducendo i brani usati nei matsuri o inventandone di nuovi, sono svariati i gruppi che praticano quest’arte e i complessi formati dai taiko vengono chiamati kumi-daiko. Esistono due stili diversi per suonare il taiko: Hachijodaiko, nato a sud di Tokio, si tratta dell’improvvisazione nel suonare un tamburo posto in orizzontale tra due musicisti; l’altro stile è il Miyake, diventato famoso nel 1820 grazie al gruppo di suonatori di questi grandi tamburi i Taiko Kodò, che inventò questo stile per la festa tradizionale shintoista Gozu Tenno Sai, con ritmi ben precisi e movimenti cerimoniosi.

Hai mai assistito all’esibizione dei kumi-daiko? Se si, ti sono piaciuti? Parteciperesti a un loro spettacolo?



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